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	<title>Lettere Archivi - Fabrizio Tiezzi</title>
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	<description>Studio di Musicoterapia</description>
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	<title>Lettere Archivi - Fabrizio Tiezzi</title>
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	<item>
		<title>Lettera a chi non vuole essere ridotto alla propria malattia</title>
		<link>https://fabriziotiezzi.it/lettera-a-chi-non-vuole-essere-ridotto-alla-propria-malattia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Tiezzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 13:06:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho conosciuto una donna che stava morendo. Non lo dico per impressionare. Lo dico perché è così. Per quasi un anno ci siamo incontrati in una stanza di ospedale. Quando l&#8217;ho conosciuta aveva una malattia grave. Molto grave. Una di...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho conosciuto una donna che stava morendo.<br />
Non lo dico per impressionare.<br />
Lo dico perché è così.<br />
Per quasi un anno ci siamo incontrati in una stanza di ospedale.<br />
Quando l&#8217;ho conosciuta aveva una malattia grave.<br />
Molto grave.<br />
Una di quelle malattie che, lentamente, iniziano a occupare sempre più spazio.<br />
Prima nei pensieri.<br />
Poi nelle conversazioni.<br />
Poi nelle giornate.<br />
Poi nel corpo.<br />
Ad un certo punto sembra che tutto ruoti intorno a lei.<br />
Gli esami.<br />
Le terapie.<br />
Le attese.<br />
Le paure.<br />
I valori del sangue.<br />
Le speranze.<br />
La malattia.<br />
Eppure, ogni volta che entravo nella sua stanza, accadeva qualcosa che continuava a sorprendermi.<br />
Lei non era soltanto la sua malattia.<br />
Era una donna che amava dipingere.<br />
Era una moglie.<br />
Era una madre.<br />
Era una persona che ricordava i profumi della salvia e del rosmarino.<br />
Che parlava dei campi di grano della sua infanzia.<br />
Che amava gli alberi.<br />
Le montagne.<br />
Il mare.<br />
La musica.<br />
La bellezza.<br />
La malattia era lì.<br />
Sempre.<br />
Ma non riusciva a occupare tutto.<br />
Per molto tempo non ho compreso fino in fondo quello che stavo osservando.<br />
Pensavo di accompagnare una persona malata.<br />
Con il tempo mi sono accorto che stavo assistendo a qualcosa di diverso.<br />
Stavo vedendo una persona che continuava a essere sé stessa.<br />
Non negando la realtà.<br />
Non fingendo che andasse tutto bene.<br />
Non facendo finta di non avere paura.<br />
Continuando semplicemente a essere Rose.<br />
Anche quando sarebbe stato molto più facile diventare soltanto una paziente.<br />
Ci sono stati momenti di rabbia.<br />
Momenti di paura.<br />
Momenti in cui ha pianto dicendo:<br />
&#8220;Non voglio morire.&#8221;<br />
Momenti in cui ha avuto paura del buio.<br />
Paura del freddo.<br />
Momenti in cui il dolore era molto più grande delle parole.<br />
Ma anche in quei momenti continuava a emergere qualcosa.<br />
Una foresta.<br />
Un profumo.<br />
Un ricordo.<br />
Un viaggio.<br />
Una musica.<br />
Una persona amata.<br />
Come se una parte di lei continuasse ostinatamente a ricordare chi era.<br />
Negli ultimi mesi il corpo era molto affaticato.<br />
Le energie diminuivano.<br />
Il dolore aumentava.<br />
Respirare diventava difficile.<br />
Eppure continuava a parlare di amore.<br />
Di figli.<br />
Di libertà.<br />
Di anima.<br />
Di bellezza.<br />
Fino alla fine.<br />
Ricordo il nostro ultimo incontro.<br />
Era il 6 dicembre.<br />
Aveva la mascherina per l&#8217;ossigeno.<br />
I drenaggi.<br />
Un dolore che faticavo perfino a immaginare.<br />
Quando entrai nella stanza mi guardò e disse:<br />
&#8220;Oggi portami a teatro.&#8221;<br />
Così facemmo.<br />
Costruimmo insieme un concerto immaginario.<br />
Ascoltammo musica.<br />
Parlammo della bellezza.<br />
Parlammo dell&#8217;anima.<br />
Parlammo della musica come di qualcosa che nessuna malattia riesce a consumare completamente.<br />
Poi accadde qualcosa.<br />
Le lacrime iniziarono a scendere.<br />
Pensai al dolore.<br />
Pensai alla fatica.<br />
Pensai alla sofferenza.<br />
Mi disse che erano lacrime di gioia.<br />
Mi disse che il dolore era finalmente sparito.<br />
Non diminuito.<br />
Non attenuato.<br />
Sparito.<br />
Poi arrivò il Canone di Pachelbel.<br />
Lei iniziò a cantare.<br />
Con la mascherina per l&#8217;ossigeno.<br />
Con il corpo ormai allo stremo.<br />
Con una dolcezza che non dimenticherò mai.<br />
E a un certo punto pronunciò una frase.<br />
L&#8217;ultima che mi avrebbe detto.<br />
&#8220;È un trionfo.&#8221;<br />
Per molto tempo ho pensato a quelle parole.<br />
Ancora oggi ci penso.<br />
Non credo stesse parlando della guarigione.<br />
Non credo stesse parlando della vittoria sulla malattia.<br />
Non credo stesse parlando della morte.<br />
Credo stesse parlando di qualcosa che la malattia non era riuscita a portarle via.<br />
La sua capacità di amare.<br />
Di commuoversi.<br />
Di riconoscere la bellezza.<br />
Di cantare.<br />
Di essere pienamente sé stessa.<br />
Il giorno dopo morì.<br />
E da allora, ogni volta che incontro una persona che sta attraversando una malattia, penso a lei.<br />
Penso a quanto sia doloroso quando una diagnosi diventa l&#8217;unica cosa che gli altri riescono a vedere.<br />
Penso a quanto sia ingiusto quando una persona viene lentamente ridotta al proprio sintomo.<br />
Al proprio esame.<br />
Alla propria prognosi.<br />
Alla propria cartella clinica.<br />
Vorrei allora dirti una cosa semplice.<br />
Tu non sei la tua malattia.<br />
Non sei il tuo dolore.<br />
Non sei il tuo sintomo.<br />
Non sei il nome scritto su un referto.<br />
Tutto questo può riguardare la tua vita.<br />
Può trasformarla.<br />
Può limitarla.<br />
Può ferirla profondamente.<br />
Ma non esaurisce ciò che sei.<br />
C&#8217;è qualcosa che continua a esistere anche quando molte altre cose cambiano.<br />
Qualcosa che continua ad amare.<br />
A desiderare.<br />
A ricordare.<br />
A riconoscere la bellezza.<br />
A cercare un volto amico.<br />
A commuoversi.<br />
A sperare.<br />
Forse custodire questa parte non significa vincere la malattia.<br />
Forse significa qualcosa di ancora più importante.<br />
Significa non consegnarle tutto.<br />
Rose non è guarita.<br />
Ma fino all&#8217;ultimo è rimasta Rose.<br />
E forse è proprio questo il trionfo di cui parlava.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lettera a chi continua a tenere tutto insieme</title>
		<link>https://fabriziotiezzi.it/lettera-a-chi-continua-a-tenere-tutto-insieme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Tiezzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 13:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forse nessuno se ne accorge. Forse chi ti sta vicino vede una persona affidabile. Una persona forte. Una persona che trova sempre un modo. Una persona che regge. E in effetti, per molto tempo, hai fatto proprio questo. Hai tenuto...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Forse nessuno se ne accorge.<br />
Forse chi ti sta vicino vede una persona affidabile.<br />
Una persona forte.<br />
Una persona che trova sempre un modo.<br />
Una persona che regge.<br />
E in effetti, per molto tempo, hai fatto proprio questo.<br />
Hai tenuto insieme le cose.<br />
Hai tenuto insieme il lavoro.<br />
Le responsabilità.<br />
La famiglia.<br />
Le preoccupazioni.<br />
Le aspettative.<br />
I problemi degli altri.<br />
Le emergenze.<br />
I cambiamenti.<br />
Le delusioni.<br />
Hai trovato il modo di andare avanti anche quando non era facile.<br />
Forse è proprio per questo che gli altri si appoggiano a te.<br />
Perché sanno che, in qualche modo, riuscirai a tenere.<br />
Ma c&#8217;è una domanda che raramente qualcuno ti fa.<br />
Chi tiene insieme te?<br />
Perché a forza di sostenere, può accadere qualcosa di strano.<br />
Ci si abitua.<br />
Ci si abitua a non sentire la stanchezza.<br />
Ci si abitua a rimandare.<br />
Ci si abitua a mettere dopo ciò che riguarda sé stessi.<br />
Ci si abitua a funzionare.<br />
E lentamente si perde il contatto con quanto costa.<br />
Non sempre arriva un crollo.<br />
A volte arriva una sensazione più sottile.<br />
Come se la vita fosse diventata tutta un compito.<br />
Come se il corpo fosse sempre un po&#8217; in allerta.<br />
Come se il riposo non fosse mai davvero riposo.<br />
Come se perfino i momenti di calma non riuscissero a raggiungere le parti più profonde.<br />
E allora si continua.<br />
Ancora un giorno.<br />
Ancora una settimana.<br />
Ancora un anno.<br />
Perché fermarsi sembra impossibile.<br />
O forse perché fermarsi fa paura.<br />
Perché quando si smette di tenere tutto insieme, può emergere una domanda che è rimasta in attesa per molto tempo.<br />
Come sto davvero?<br />
Non come sto rispetto agli altri.<br />
Non come sto rispetto a ciò che devo fare.<br />
Non come sto rispetto a ciò che ci si aspetta da me.<br />
Come sto io?<br />
È una domanda semplice.<br />
Eppure per molte persone è una delle più difficili.<br />
Perché richiede qualcosa che spesso manca.<br />
Tempo.<br />
Spazio.<br />
Attenzione.<br />
Non l&#8217;attenzione che giudica.<br />
Non l&#8217;attenzione che corregge.<br />
Non l&#8217;attenzione che cerca subito una soluzione.<br />
L&#8217;attenzione che resta.<br />
L&#8217;attenzione che ascolta.<br />
L&#8217;attenzione che permette a qualcosa di mostrarsi senza essere immediatamente aggiustato.<br />
Nella mia esperienza, molte trasformazioni importanti iniziano proprio qui.<br />
Non quando una persona diventa più forte.<br />
Ma quando smette di dover essere forte continuamente.<br />
Quando scopre che esiste uno spazio in cui non deve dimostrare nulla.<br />
Uno spazio in cui può appoggiare ciò che sta portando.<br />
Uno spazio in cui può smettere, almeno per un momento, di tenere tutto insieme da sola.<br />
Non perché qualcuno prenderà il suo posto.<br />
Ma perché non tutto deve essere sostenuto con la stessa forza.<br />
Alcune cose possono essere condivise.<br />
Alcune possono essere ascoltate.<br />
Alcune possono essere semplicemente riconosciute.<br />
Forse sei arrivato qui perché qualcosa di tutto questo ti riguarda.<br />
Forse no.<br />
Ma se da tempo continui a tenere tutto insieme, vorrei lasciarti un pensiero semplice.<br />
Non sei obbligato a portare ogni cosa da solo.<br />
E non sei obbligato a meritarti il riposo.<br />
A volte il primo passo non è cambiare la propria vita.<br />
È accorgersi di quanto peso si sta portando.<br />
E permettere, almeno per un momento, che qualcuno resti accanto a te mentre lo appoggi a terra.<br />
Con stima,<br />
Fabrizio Tiezzi</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lettera a chi teme di non riuscire a tornare</title>
		<link>https://fabriziotiezzi.it/lettera-a-chi-teme-di-non-riuscire-a-tornare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Tiezzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 13:02:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una volta, durante una seduta, accadde qualcosa di molto semplice. O almeno così sembrava. C&#8217;era una vibrazione continua. Il corpo stava rallentando. Il tempo sembrava più lento. Più abitabile. Poi accadde qualcosa di inatteso. Un suono improvviso. Più forte. Più...</p>
<p>L'articolo <a href="https://fabriziotiezzi.it/lettera-a-chi-teme-di-non-riuscire-a-tornare/">Lettera a chi teme di non riuscire a tornare</a> proviene da <a href="https://fabriziotiezzi.it">Fabrizio Tiezzi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta, durante una seduta, accadde qualcosa di molto semplice.<br />
O almeno così sembrava.<br />
C&#8217;era una vibrazione continua.<br />
Il corpo stava rallentando.<br />
Il tempo sembrava più lento.<br />
Più abitabile.<br />
Poi accadde qualcosa di inatteso.<br />
Un suono improvviso.<br />
Più forte.<br />
Più grave.<br />
Niente di particolarmente straordinario.<br />
Eppure la donna che era con me scoppiò in un pianto fortissimo.<br />
Dopo qualche istante disse:<br />
&#8220;Mi porta via.&#8221;<br />
Ricordo ancora quella frase.<br />
Non perché fosse insolita.<br />
Ma perché descriveva qualcosa che ho incontrato molte volte nella vita delle persone.<br />
A volte non abbiamo paura di ciò che sentiamo.<br />
Abbiamo paura di quello che potrebbe accadere se lo sentissimo davvero.<br />
Paura di essere trascinati troppo lontano.<br />
Paura di non riuscire a tornare.<br />
Paura di perdere il contatto con qualcosa che sentiamo nostro.<br />
Quando succede, quasi sempre facciamo la stessa cosa.<br />
Ci allontaniamo.<br />
Cerchiamo di controllare.<br />
Di trattenere.<br />
Di non sentire troppo.<br />
Di non avvicinarci.<br />
Non perché siamo deboli.<br />
Perché stiamo cercando di proteggerci.<br />
Quella donna, quel giorno, aveva paura.<br />
Una paura vera.<br />
Intensa.<br />
Visibile.<br />
Eppure accadde qualcosa che allora non compresi fino in fondo.<br />
Non fu la scomparsa della paura ad aiutarla.<br />
La paura rimase.<br />
Il pianto rimase.<br />
Il dolore rimase.<br />
Anche il suono rimase.<br />
Con il tempo ho capito che ciò che stava cambiando era un&#8217;altra cosa.<br />
La continuità.<br />
Il fatto che qualcosa continuasse.<br />
Il respiro.<br />
Il corpo.<br />
L&#8217;appoggio.<br />
La presenza.<br />
La possibilità di ritrovare la strada.<br />
Più volte durante quella seduta disse di sentirsi trascinata.<br />
Più volte scoprì di poter tornare.<br />
Alla fine pronunciò una frase che non ho più dimenticato.<br />
&#8220;Quel suono è bruttissimo.<br />
Però era da tanto che lo volevo incontrare.<br />
Ora lo voglio attraversare.&#8221;<br />
Non disse:<br />
&#8220;Non ho più paura.&#8221;<br />
Non disse:<br />
&#8220;Adesso sto bene.&#8221;<br />
Non disse:<br />
&#8220;È passato.&#8221;<br />
Disse:<br />
&#8220;Lo voglio attraversare.&#8221;<br />
Sono parole molto diverse.<br />
Perché esistono esperienze che non possono essere eliminate.<br />
Non possono essere cancellate.<br />
Non possono essere semplicemente messe a tacere.<br />
Possono però essere incontrate.<br />
Attraversate.<br />
Abitate.<br />
Forse è una delle cose più difficili da imparare.<br />
Perché siamo portati a pensare che la sicurezza consista nell&#8217;assenza della paura.<br />
Ma qualche volta la vita insegna qualcosa di diverso.<br />
Che la paura può esserci.<br />
E che, nonostante questo, è ancora possibile ritrovare la strada.<br />
È ancora possibile tornare.<br />
Non sempre subito.<br />
Non sempre facilmente.<br />
Ma tornare.<br />
Forse il cambiamento più importante non consiste nel fatto che qualcosa di difficile smette di esistere.<br />
Consiste nello scoprire che non tutto ciò che ci attraversa ha il potere di portarci via.<br />
E che qualche volta, proprio nel momento in cui pensiamo di perderci, iniziamo lentamente a ritrovarci.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lettera a chi ha incontrato il fragile</title>
		<link>https://fabriziotiezzi.it/lettera-a-chi-ha-incontrato-il-fragile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Tiezzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 14:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono incontri che non scegliamo. Non li cerchiamo. Non li desideriamo. Eppure arrivano. A volte hanno il volto di una malattia. A volte di una perdita. A volte di una persona che amiamo. A volte del nostro stesso limite....</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
Ci sono incontri che non scegliamo.<br />
Non li cerchiamo.<br />
Non li desideriamo.<br />
Eppure arrivano.<br />
A volte hanno il volto di una malattia.<br />
A volte di una perdita.<br />
A volte di una persona che amiamo.<br />
A volte del nostro stesso limite.<br />
Fino a quel momento pensavamo, magari senza accorgercene, che ogni problema avesse una soluzione.<br />
Che ogni ferita potesse essere guarita.<br />
Che ogni difficoltà potesse essere superata.<br />
Poi arriva il fragile.<br />
E qualcosa cambia.<br />
Perché il fragile non si lascia dominare.<br />
Non si lascia organizzare.<br />
Non si lascia correggere secondo i nostri tempi.<br />
Non si lascia convincere.<br />
Non si lascia aggiustare.<br />
E questo, all&#8217;inizio, fa male.<br />
Fa male perché ci mette davanti a una verità che avremmo preferito non incontrare.<br />
La nostra impotenza.<br />
Ci accorgiamo di non poter fare quello che vorremmo.<br />
Non possiamo togliere il dolore.<br />
Non possiamo eliminare la paura.<br />
Non possiamo restituire ciò che è stato perduto.<br />
Non possiamo garantire che tutto andrà bene.<br />
E allora nasce una domanda silenziosa.<br />
Che cosa faccio adesso?<br />
Che cosa faccio quando non posso aggiustare?<br />
Che cosa faccio quando non posso salvare?<br />
Che cosa faccio quando non posso cambiare quello che ho davanti?<br />
Per molto tempo ho pensato che il difficile fosse stare accanto alla sofferenza.<br />
Poi ho capito che il difficile è un&#8217;altra cosa.<br />
Il difficile è restare.<br />
Restare quando non si può risolvere.<br />
Restare quando non si può spiegare.<br />
Restare quando non si può vincere.<br />
Restare quando tutto dentro di noi vorrebbe scappare.<br />
Perché il fragile ci spoglia.<br />
Ci toglie molte delle cose con cui siamo abituati a proteggerci.<br />
L&#8217;efficienza.<br />
La competenza.<br />
Le risposte.<br />
Le strategie.<br />
Perfino l&#8217;idea di poter essere utili.<br />
E ci lascia con qualcosa di molto più semplice.<br />
La presenza.<br />
Non è poco.<br />
Anzi.<br />
Forse è una delle cose più rare.<br />
Ci sono persone che hanno incontrato il fragile e hanno scoperto che non tutto ciò che conta può essere misurato dai risultati.<br />
Che esistono momenti in cui amare significa semplicemente esserci.<br />
Momenti in cui la fedeltà vale più dell&#8217;efficacia.<br />
Momenti in cui una mano appoggiata accanto a un letto dice più di molte parole.<br />
Momenti in cui il bene non consiste nel cambiare una situazione, ma nel non abbandonarla.<br />
Questo non rende il fragile meno doloroso.<br />
Non rende la perdita meno perdita.<br />
Non rende la malattia meno malattia.<br />
Non rende la paura meno paura.<br />
Ma cambia qualcosa nel modo di stare.<br />
Perché lentamente si scopre che il valore di una presenza non dipende soltanto da ciò che riesce a fare.<br />
Dipende anche dalla sua capacità di restare.<br />
Se hai incontrato il fragile, forse sai già di che cosa sto parlando.<br />
Forse conosci quella sensazione di trovarti davanti a qualcosa che non puoi controllare.<br />
Forse conosci la tentazione di voltarti dall&#8217;altra parte.<br />
Forse conosci la stanchezza.<br />
L&#8217;impotenza.<br />
La domanda senza risposta.<br />
Vorrei soltanto dirti questo.<br />
Non tutto ciò che è fragile chiede di essere aggiustato.<br />
Alcune cose chiedono prima di tutto di essere incontrate.<br />
E qualche volta l&#8217;atto più umano che ci è dato compiere non è guarire.<br />
Non è risolvere.<br />
Non è vincere.<br />
È restare.<br />
E continuare a riconoscere, anche lì, la dignità di ciò che abbiamo davanti.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lettera a chi continua a tornare</title>
		<link>https://fabriziotiezzi.it/lettera-a-chi-continua-a-tornare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Tiezzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 13:40:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://fabriziotiezzi.it/?p=1493</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non so se qualcuno te lo abbia mai detto. Forse no. Perché chi si prende cura degli altri riceve spesso richieste, aspettative, urgenze. Più raramente riceve riconoscimento. Eppure io vorrei dirti una cosa semplice. Ti ho visto. Ho visto persone...</p>
<p>L'articolo <a href="https://fabriziotiezzi.it/lettera-a-chi-continua-a-tornare/">Lettera a chi continua a tornare</a> proviene da <a href="https://fabriziotiezzi.it">Fabrizio Tiezzi</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se qualcuno te lo abbia mai detto.<br />
Forse no.<br />
Perché chi si prende cura degli altri riceve spesso richieste, aspettative, urgenze.<br />
Più raramente riceve riconoscimento.<br />
Eppure io vorrei dirti una cosa semplice.<br />
Ti ho visto.<br />
Ho visto persone come te.<br />
Ho visto medici entrare in reparto al mattino sapendo che la giornata avrebbe potuto portare una buona notizia o una tragedia.<br />
Ho visto infermieri imparare a riconoscere la paura negli occhi di chi stava entrando per un trattamento difficile.<br />
Ho visto operatori restare accanto a persone che soffrivano in modi che le parole non riescono a raccontare.<br />
Ho visto professionisti tornare al lavoro il giorno dopo una morte.<br />
Non perché fossero freddi.<br />
Non perché non gli importasse.<br />
Ma perché c&#8217;erano altre persone che avevano bisogno di loro.<br />
Ricordo una mattina.<br />
Era morto un ragazzo molto giovane che avevo seguito a lungo.<br />
Il giorno dopo entrai in reparto.<br />
Pronunciai il suo nome.<br />
La coordinatrice abbassò lo sguardo per un istante.<br />
Poi guardò l&#8217;elenco dei pazienti e iniziò a parlare della giornata.<br />
Allora non capii.<br />
O forse capii solo in parte.<br />
Con il tempo ho pensato spesso a quel momento.<br />
In quello sguardo abbassato c&#8217;era qualcosa che allora non sapevo ascoltare.<br />
Non era indifferenza.<br />
Era il peso di dover continuare.<br />
Perché c&#8217;erano altre porte da aprire.<br />
Altri letti.<br />
Altri volti.<br />
Altre famiglie.<br />
Altre speranze.<br />
A volte chi vive accanto al fragile impara a non fermarsi.<br />
Non per mancanza d&#8217;amore.<br />
Per eccesso di responsabilità.<br />
Siamo abituati a vedere il dolore del paziente.<br />
Siamo meno abituati a vedere il dolore di chi resta accanto al paziente.<br />
Eppure c&#8217;è una domanda che raramente qualcuno vi rivolge.<br />
Come state?<br />
Non come professionisti.<br />
Non come operatori.<br />
Non come medici.<br />
Non come infermieri.<br />
Come esseri umani.<br />
Perché vivere ogni giorno accanto alla fragilità lascia tracce.<br />
Le lascia nel corpo.<br />
Nel sonno.<br />
Nelle parole che non vengono dette.<br />
Nei silenzi.<br />
Nei pensieri che continuano ad accompagnarti anche quando il turno è finito.<br />
Ci sono ferite che imparano a stare in silenzio.<br />
E non per questo smettono di esistere.<br />
Ci sono pesi che diventano parte del paesaggio quotidiano.<br />
E proprio per questo rischiano di non essere più visti.<br />
Forse nessuno può attraversare per anni certi luoghi senza pagare un prezzo.<br />
E forse riconoscere questo prezzo non significa essere deboli.<br />
Significa essere vivi.<br />
Ci sono persone che dedicano la loro esistenza a stare accanto al dolore degli altri.<br />
Molte di loro non si considerano straordinarie.<br />
Fanno semplicemente il proprio lavoro.<br />
Giorno dopo giorno.<br />
Turno dopo turno.<br />
Paziente dopo paziente.<br />
Ma da fuori si vede qualcosa che da dentro forse è difficile vedere.<br />
Si vede il coraggio silenzioso di chi continua a tornare.<br />
Di chi continua a mettersi accanto al fragile.<br />
Di chi continua a restare disponibile all&#8217;incontro nonostante tutto.<br />
Non so quali storie porti dentro di te.<br />
Non so quali volti ti accompagnino ancora.<br />
Non so quali nomi siano rimasti impressi nella tua memoria.<br />
Non so quante volte tu abbia dovuto salutare qualcuno e poi tornare da qualcun altro che aveva bisogno di te.<br />
Ma so che esistono persone che devono una parte della loro speranza al fatto che tu ci sia stato.<br />
Forse non lo sapranno mai.<br />
Forse non te lo diranno mai.<br />
Forse tu stesso non te ne renderai conto.<br />
Ma è così.<br />
E allora questa lettera non vuole insegnarti nulla.<br />
Non vuole spiegarti come prenderti cura di te.<br />
Non vuole aggiungere un altro compito a tutti quelli che già porti.<br />
Vuole soltanto fermarsi un momento accanto a te.<br />
E dirti:<br />
Ti ho visto.<br />
Ho visto la fatica.<br />
Ho visto il peso.<br />
Ho visto il prezzo.<br />
E forse, per un istante, ho sentito anche qualcosa di tutto ciò che hai dovuto portare in silenzio.<br />
Ho visto anche la dignità silenziosa di chi continua a tornare.<br />
Non perché sia invincibile.<br />
Ma perché, nonostante tutto, ha scelto di restare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://fabriziotiezzi.it/lettera-a-chi-continua-a-tornare/">Lettera a chi continua a tornare</a> proviene da <a href="https://fabriziotiezzi.it">Fabrizio Tiezzi</a>.</p>
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		<title>Lettera a chi sente di stare perdendo sé stesso</title>
		<link>https://fabriziotiezzi.it/lettera-a-chi-sente-di-stare-perdendo-se-stesso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Tiezzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 13:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono momenti nella vita in cui il problema non è il dolore. Non è neppure la paura. Non è l&#8217;ansia. Non è la stanchezza. Il problema è più difficile da nominare. È quando inizi a sentire che, poco alla...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono momenti nella vita in cui il problema non è il dolore.<br />
Non è neppure la paura.<br />
Non è l&#8217;ansia.<br />
Non è la stanchezza.<br />
Il problema è più difficile da nominare.<br />
È quando inizi a sentire che, poco alla volta, stai perdendo te stesso.<br />
Non succede all&#8217;improvviso.<br />
Accade lentamente.<br />
A volte dopo una malattia.<br />
A volte dopo un lutto.<br />
A volte dopo anni passati a reggere troppo.<br />
A volte dopo una relazione difficile.<br />
A volte senza sapere esattamente perché.<br />
Ti accorgi che continui a vivere, a lavorare, a fare quello che hai sempre fatto.<br />
Ma qualcosa non torna.<br />
Ti senti distante.<br />
Come se la tua vita continuasse ad andare avanti mentre una parte di te fosse rimasta indietro.<br />
Allora provi a reagire.<br />
Cerchi soluzioni.<br />
Cerchi spiegazioni.<br />
Cerchi tecniche.<br />
Cerchi modi per stare meglio.<br />
E spesso tutto questo aiuta.<br />
Ma non sempre risponde alla domanda più profonda.<br />
Perché il problema non è sempre come eliminare il sintomo.<br />
A volte il problema è non perdere sé stessi mentre il sintomo c&#8217;è.<br />
Non perdere sé stessi mentre c&#8217;è il dolore.<br />
Non perdere sé stessi mentre c&#8217;è la paura.<br />
Non perdere sé stessi mentre la vita attraversa territori che non avremmo mai scelto.<br />
Negli anni ho incontrato molte persone.<br />
Persone malate.<br />
Persone in lutto.<br />
Persone con disturbi d&#8217;ansia.<br />
Persone che lavorano nella cura.<br />
Persone che avevano smesso di sentire la propria voce.<br />
Persone che non riuscivano più a riconoscersi.<br />
Le loro storie erano molto diverse.<br />
Ma sotto la superficie compariva spesso la stessa domanda:<br />
&#8220;Come faccio a restare?&#8221;<br />
Non a vincere.<br />
Non a controllare.<br />
Non a guarire immediatamente.<br />
Ma a restare.<br />
A non essere espulso da me stesso.<br />
A non smarrire completamente il contatto con ciò che sono.<br />
Forse è per questo che il mio lavoro non è nato dal desiderio di cambiare le persone.<br />
È nato dal desiderio di creare luoghi abitabili.<br />
Spazi dove il corpo possa rallentare.<br />
Dove il tempo possa tornare leggibile.<br />
Dove l&#8217;ascolto possa riaprirsi.<br />
Dove non sia necessario diventare immediatamente qualcosa di diverso.<br />
Luoghi dove sia possibile, anche solo per qualche istante, sentire:<br />
&#8220;Posso restare.&#8221;<br />
Non è poco.<br />
Anzi.<br />
A volte è da lì che tutto ricomincia.</p>
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