Lettere

Lettera a chi sente di stare perdendo sé stesso

By Fabrizio Tiezzi 11 Gennaio 2026
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Ci sono momenti nella vita in cui il problema non è il dolore.
Non è neppure la paura.
Non è l’ansia.
Non è la stanchezza.
Il problema è più difficile da nominare.
È quando inizi a sentire che, poco alla volta, stai perdendo te stesso.
Non succede all’improvviso.
Accade lentamente.
A volte dopo una malattia.
A volte dopo un lutto.
A volte dopo anni passati a reggere troppo.
A volte dopo una relazione difficile.
A volte senza sapere esattamente perché.
Ti accorgi che continui a vivere, a lavorare, a fare quello che hai sempre fatto.
Ma qualcosa non torna.
Ti senti distante.
Come se la tua vita continuasse ad andare avanti mentre una parte di te fosse rimasta indietro.
Allora provi a reagire.
Cerchi soluzioni.
Cerchi spiegazioni.
Cerchi tecniche.
Cerchi modi per stare meglio.
E spesso tutto questo aiuta.
Ma non sempre risponde alla domanda più profonda.
Perché il problema non è sempre come eliminare il sintomo.
A volte il problema è non perdere sé stessi mentre il sintomo c’è.
Non perdere sé stessi mentre c’è il dolore.
Non perdere sé stessi mentre c’è la paura.
Non perdere sé stessi mentre la vita attraversa territori che non avremmo mai scelto.
Negli anni ho incontrato molte persone.
Persone malate.
Persone in lutto.
Persone con disturbi d’ansia.
Persone che lavorano nella cura.
Persone che avevano smesso di sentire la propria voce.
Persone che non riuscivano più a riconoscersi.
Le loro storie erano molto diverse.
Ma sotto la superficie compariva spesso la stessa domanda:
“Come faccio a restare?”
Non a vincere.
Non a controllare.
Non a guarire immediatamente.
Ma a restare.
A non essere espulso da me stesso.
A non smarrire completamente il contatto con ciò che sono.
Forse è per questo che il mio lavoro non è nato dal desiderio di cambiare le persone.
È nato dal desiderio di creare luoghi abitabili.
Spazi dove il corpo possa rallentare.
Dove il tempo possa tornare leggibile.
Dove l’ascolto possa riaprirsi.
Dove non sia necessario diventare immediatamente qualcosa di diverso.
Luoghi dove sia possibile, anche solo per qualche istante, sentire:
“Posso restare.”
Non è poco.
Anzi.
A volte è da lì che tutto ricomincia.