Musicoterapia clinica
Musica, ascolto e relazione dentro un percorso di cura
La musicoterapia può avere posto quando qualcosa nella vita è diventato difficile da attraversare, quando le parole non bastano, quando è necessario ritrovare appoggio e continuità oppure quando si desidera conoscere più profondamente le proprie risorse e aprire nuove possibilità nel proprio vivere.
Non serve saper suonare, cantare o avere una particolare preparazione musicale. La musica entra nel percorso per ciò che può diventare nell’incontro: ascolto, esperienza corporea, espressione, relazione, movimento, immaginario, voce, silenzio.
Una mappa del percorso
Per orientarsi tra i diversi livelli del lavoro clinico.
La persona
Prima della tecnica
Le forme del lavoro
Ascolto, voce, corpo, musica
Il quadro di cura
Diagnosi, confini, collaborazione
Le possibilità
Ciò che può tornare a prendere forma
Le aree
Contesti clinici e passaggi di vita
Il primo incontro
Conoscersi e orientarsi
La persona prima della tecnica
DIAGNOSI
CRISI
PERDITA
DOMANDA
RISORSE
VITALITÀ
Ogni percorso comincia dall’incontro con una persona concreta.
Può esserci una diagnosi.
Può esserci un momento di crisi, una perdita, una difficoltà relazionale o professionale.
Può esserci una domanda personale o esistenziale.
Può esserci semplicemente il desiderio di conoscersi meglio, far crescere le proprie risorse, ritrovare creatività, vitalità o una relazione più viva con la musica e con sé stessi.
La forma del lavoro nasce da qui.
Per postura si intende il modo in cui una persona si pone davanti al reale: l’orientamento da cui guarda, ascolta, decide e agisce.
Nel lavoro di cura la postura può essere centrata sul controllo, sull’urgenza di correggere ciò che non funziona o sulla necessità di ottenere un esito già immaginato; può anche orientarsi all’ascolto, alla presenza e alla disponibilità a riconoscere ciò che sta realmente accadendo.
Fabrizio lavora da questa posizione: mantiene competenza, responsabilità e direzione lasciando che la forma dell’esperienza emerga dall’incontro.
Che cosa può diventare possibile
Ogni percorso è singolare. Nella pratica clinica alcune possibilità tornano a mostrarsi in forme diverse.
Ritrovare orientamento, appoggio e continuità
Nei momenti in cui l’esperienza sembra disperdersi.
Riconoscere e modulare
Tensione, accelerazione, chiusura o ritiro.
Esprimere ciò che non trova parole
Attraverso suono, voce, movimento o musica.
Restare nella relazione
Mantenendo maggiormente la propria posizione.
Tornare a progettare
Lasciare che il futuro possa ancora prendere forma.
Attraversare emozioni e stati intensi
Senza esserne completamente occupati.
Sentire il corpo
Come un riferimento più disponibile.
Ritrovare vitalità
Iniziativa, piacere e curiosità.
Scegliere con più libertà
Flessibilità e autonomia.
Lasciare spazio alla difficoltà
Senza che diventi tutta la propria esperienza.
In alcuni percorsi queste possibilità diventano progressivamente riconoscibili anche nella vita quotidiana.
Per Fabrizio il cambiamento riguarda ciò che diminuisce o scompare e, insieme, ciò che torna a diventare possibile.
Come può prendere forma il lavoro
La musicoterapia può assumere forme differenti secondo la persona e il momento.
Ascolto musicale
Ascoltare può diventare parte attiva del percorso.
Voce e canto
Esperienza, relazione, espressione.
Body Tambura
Il suono incontra direttamente il corpo.
Parola e silenzio
Anche ciò che non viene detto partecipa al lavoro.
Libera improvvisazione
Suono e risposta prendono forma nell’incontro.
Guided Imagery and Music
Musica e immaginario dentro un lavoro strutturato.
Corpo e movimento
Percezione, spazio, gesto, orientamento.
Percorsi Sonoro-Musicali
Continuità costruite in relazione al percorso svolto.
Non è necessario sapere in anticipo quale modalità sia più adatta. La forma viene conosciuta e verificata nel tempo.
Contesti clinici, passaggi di vita, crescita personale
Nel corso degli anni Fabrizio ha lavorato in contesti molto differenti: salute mentale, autismo e disabilità, condizioni neurologiche, malattia e fragilità corporea, lunghe degenze, oncologia e oncoematologia, cure palliative, lutti e passaggi di vita, stress lavorativo, gravidanza e dopo il parto.
Ha inoltre ricevuto invii per persone con condizioni cliniche già diagnosticate e incontrato persone senza una patologia specifica, portatrici di una domanda di crescita, creatività, conoscenza personale o ricerca esistenziale.
Musicisti
Una parte significativa delle persone che Fabrizio incontra è costituita da musicisti, per i quali la musica può essere professione, identità, piacere, disciplina, espressione e talvolta luogo di fatica o prestazione.
Bellezza
Alcune persone arrivano con il desiderio di aprire o riaprire il proprio vivere alla possibilità della bellezza, ritrovare meraviglia, sensibilità, piacere e qualcosa di vivo che la fatica o il controllo avevano progressivamente occupato.
La diagnosi orienta il quadro. Non esaurisce la persona.
Quando è presente una diagnosi
Non è necessario avere una diagnosi per iniziare un percorso di musicoterapia.
Quando però una persona arriva con una patologia o una condizione clinica già diagnosticata, la diagnosi viene accolta come parte importante del quadro di cura.
L’attività professionale di Fabrizio è esercitata ai sensi della Legge 14 gennaio 2013, n. 4 e mantiene confini chiari rispetto alle professioni sanitarie.
Quando è presente una condizione clinica diagnosticata, il lavoro musicoterapico si colloca nel quadro definito dalle figure professionali abilitate e, nel rispetto del Codice Deontologico AIM, viene svolto in raccordo con medico, psicologo, psicoterapeuta, psichiatra o altri professionisti di riferimento quando la situazione lo richiede.
Diagnosi, prescrizioni farmacologiche e decisioni sanitarie rimangono di competenza delle figure abilitate.
La collaborazione permette di mantenere insieme due esigenze centrali nel lavoro di Fabrizio: chiarezza dei confini professionali e unità della persona.
Non soltanto stare meno male
La musicoterapia può accompagnare la sofferenza. Nel lavoro di Fabrizio, la cura comprende anche ciò che torna a crescere.
Una voce che trova spazio.
Una possibilità di scelta.
Un piacere che ricompare.
Un corpo che torna a essere percepibile.
Una relazione che può contenere la differenza.
Una domanda che non deve essere risolta immediatamente.
Una direzione che comincia a emergere.
A volte la trasformazione è concreta e visibile.
Altre volte è più sottile ma altrettanto importante:
La propria esperienza diventa più abitabile.
Prima di iniziare
No. Non è richiesta una particolare preparazione musicale. Musica, voce, ascolto, corpo e silenzio entrano nel percorso secondo la persona e il momento.
No. Si può iniziare anche a partire da una difficoltà, da un passaggio della vita, da una domanda personale o esistenziale oppure dal desiderio di conoscere più profondamente le proprie risorse.
Non è necessario sapere in anticipo quale modalità sia più adatta. La forma del lavoro nasce dall’incontro con la persona e viene conosciuta e verificata nel tempo.
La diagnosi viene accolta come parte importante del quadro di cura. Quando la situazione lo richiede, il lavoro musicoterapico viene svolto in raccordo con le figure professionali abilitate, mantenendo distinti ruoli e responsabilità.
Ogni percorso è singolare. Possono diventare più disponibili orientamento, appoggio, capacità di scelta, relazione, vitalità, percezione del corpo, autonomia e possibilità di attraversare stati intensi senza esserne completamente occupati.
Non è necessario arrivare sapendo già quale forma di lavoro sia più adatta.
Il primo incontro serve a conoscere la persona, comprendere il momento che sta attraversando, considerare l’eventuale quadro di cura già presente e valutare insieme se e quale posto possa avere un percorso di musicoterapia.
Alcune persone arrivano con una diagnosi.
Altre con una difficoltà.
Altre con una domanda.
Altre ancora con il desiderio di aprire una possibilità nuova nella propria vita.
Nel rispetto del Codice Deontologico AIM, il lavoro di musicoterapia clinica è svolto sulla base delle indicazioni clinico-diagnostiche di medico, psicologo o psicoterapeuta e, quando è presente un’équipe o altri professionisti di riferimento, il lavoro musicoterapico è programmato in collaborazione con loro. Diagnosi, prescrizioni farmacologiche e decisioni sanitarie rimangono di competenza delle figure abilitate.