Lettere

Lettera a chi continua a tenere tutto insieme

By Fabrizio Tiezzi 11 Maggio 2026
Fabrizio Tieizzi Musicoterapeuta e Formatore - Lettere

Forse nessuno se ne accorge.
Forse chi ti sta vicino vede una persona affidabile.
Una persona forte.
Una persona che trova sempre un modo.
Una persona che regge.
E in effetti, per molto tempo, hai fatto proprio questo.
Hai tenuto insieme le cose.
Hai tenuto insieme il lavoro.
Le responsabilità.
La famiglia.
Le preoccupazioni.
Le aspettative.
I problemi degli altri.
Le emergenze.
I cambiamenti.
Le delusioni.
Hai trovato il modo di andare avanti anche quando non era facile.
Forse è proprio per questo che gli altri si appoggiano a te.
Perché sanno che, in qualche modo, riuscirai a tenere.
Ma c’è una domanda che raramente qualcuno ti fa.
Chi tiene insieme te?
Perché a forza di sostenere, può accadere qualcosa di strano.
Ci si abitua.
Ci si abitua a non sentire la stanchezza.
Ci si abitua a rimandare.
Ci si abitua a mettere dopo ciò che riguarda sé stessi.
Ci si abitua a funzionare.
E lentamente si perde il contatto con quanto costa.
Non sempre arriva un crollo.
A volte arriva una sensazione più sottile.
Come se la vita fosse diventata tutta un compito.
Come se il corpo fosse sempre un po’ in allerta.
Come se il riposo non fosse mai davvero riposo.
Come se perfino i momenti di calma non riuscissero a raggiungere le parti più profonde.
E allora si continua.
Ancora un giorno.
Ancora una settimana.
Ancora un anno.
Perché fermarsi sembra impossibile.
O forse perché fermarsi fa paura.
Perché quando si smette di tenere tutto insieme, può emergere una domanda che è rimasta in attesa per molto tempo.
Come sto davvero?
Non come sto rispetto agli altri.
Non come sto rispetto a ciò che devo fare.
Non come sto rispetto a ciò che ci si aspetta da me.
Come sto io?
È una domanda semplice.
Eppure per molte persone è una delle più difficili.
Perché richiede qualcosa che spesso manca.
Tempo.
Spazio.
Attenzione.
Non l’attenzione che giudica.
Non l’attenzione che corregge.
Non l’attenzione che cerca subito una soluzione.
L’attenzione che resta.
L’attenzione che ascolta.
L’attenzione che permette a qualcosa di mostrarsi senza essere immediatamente aggiustato.
Nella mia esperienza, molte trasformazioni importanti iniziano proprio qui.
Non quando una persona diventa più forte.
Ma quando smette di dover essere forte continuamente.
Quando scopre che esiste uno spazio in cui non deve dimostrare nulla.
Uno spazio in cui può appoggiare ciò che sta portando.
Uno spazio in cui può smettere, almeno per un momento, di tenere tutto insieme da sola.
Non perché qualcuno prenderà il suo posto.
Ma perché non tutto deve essere sostenuto con la stessa forza.
Alcune cose possono essere condivise.
Alcune possono essere ascoltate.
Alcune possono essere semplicemente riconosciute.
Forse sei arrivato qui perché qualcosa di tutto questo ti riguarda.
Forse no.
Ma se da tempo continui a tenere tutto insieme, vorrei lasciarti un pensiero semplice.
Non sei obbligato a portare ogni cosa da solo.
E non sei obbligato a meritarti il riposo.
A volte il primo passo non è cambiare la propria vita.
È accorgersi di quanto peso si sta portando.
E permettere, almeno per un momento, che qualcuno resti accanto a te mentre lo appoggi a terra.
Con stima,
Fabrizio Tiezzi