Lettere

Lettera a chi teme di non riuscire a tornare

By Fabrizio Tiezzi 11 Aprile 2026
Fabrizio Tieizzi Musicoterapeuta e Formatore - Lettere

Una volta, durante una seduta, accadde qualcosa di molto semplice.
O almeno così sembrava.
C’era una vibrazione continua.
Il corpo stava rallentando.
Il tempo sembrava più lento.
Più abitabile.
Poi accadde qualcosa di inatteso.
Un suono improvviso.
Più forte.
Più grave.
Niente di particolarmente straordinario.
Eppure la donna che era con me scoppiò in un pianto fortissimo.
Dopo qualche istante disse:
“Mi porta via.”
Ricordo ancora quella frase.
Non perché fosse insolita.
Ma perché descriveva qualcosa che ho incontrato molte volte nella vita delle persone.
A volte non abbiamo paura di ciò che sentiamo.
Abbiamo paura di quello che potrebbe accadere se lo sentissimo davvero.
Paura di essere trascinati troppo lontano.
Paura di non riuscire a tornare.
Paura di perdere il contatto con qualcosa che sentiamo nostro.
Quando succede, quasi sempre facciamo la stessa cosa.
Ci allontaniamo.
Cerchiamo di controllare.
Di trattenere.
Di non sentire troppo.
Di non avvicinarci.
Non perché siamo deboli.
Perché stiamo cercando di proteggerci.
Quella donna, quel giorno, aveva paura.
Una paura vera.
Intensa.
Visibile.
Eppure accadde qualcosa che allora non compresi fino in fondo.
Non fu la scomparsa della paura ad aiutarla.
La paura rimase.
Il pianto rimase.
Il dolore rimase.
Anche il suono rimase.
Con il tempo ho capito che ciò che stava cambiando era un’altra cosa.
La continuità.
Il fatto che qualcosa continuasse.
Il respiro.
Il corpo.
L’appoggio.
La presenza.
La possibilità di ritrovare la strada.
Più volte durante quella seduta disse di sentirsi trascinata.
Più volte scoprì di poter tornare.
Alla fine pronunciò una frase che non ho più dimenticato.
“Quel suono è bruttissimo.
Però era da tanto che lo volevo incontrare.
Ora lo voglio attraversare.”
Non disse:
“Non ho più paura.”
Non disse:
“Adesso sto bene.”
Non disse:
“È passato.”
Disse:
“Lo voglio attraversare.”
Sono parole molto diverse.
Perché esistono esperienze che non possono essere eliminate.
Non possono essere cancellate.
Non possono essere semplicemente messe a tacere.
Possono però essere incontrate.
Attraversate.
Abitate.
Forse è una delle cose più difficili da imparare.
Perché siamo portati a pensare che la sicurezza consista nell’assenza della paura.
Ma qualche volta la vita insegna qualcosa di diverso.
Che la paura può esserci.
E che, nonostante questo, è ancora possibile ritrovare la strada.
È ancora possibile tornare.
Non sempre subito.
Non sempre facilmente.
Ma tornare.
Forse il cambiamento più importante non consiste nel fatto che qualcosa di difficile smette di esistere.
Consiste nello scoprire che non tutto ciò che ci attraversa ha il potere di portarci via.
E che qualche volta, proprio nel momento in cui pensiamo di perderci, iniziamo lentamente a ritrovarci.