COME LAVORO

Libera improvvisazione

Una musica che nasce nella relazione.

Può cominciare da un gesto, un suono, una pulsazione, un movimento, una voce o un silenzio. La forma emerge nel tempo dell’incontro e può restare essenziale, cambiare, interrompersi e tornare.

CHE COSA SIGNIFICA LIBERA

La forma prende vita mentre accade.

Libera indica una musica creata nel momento, senza uno spartito o una forma prestabilita a cui adeguarsi. La persona può partire da ciò che è già disponibile: un tocco, una ripetizione, una pausa, una distanza, una scelta di strumento, il respiro o la voce.

La competenza musicale del musicoterapeuta permette di ascoltare ciò che sta prendendo forma e di rispondere con misura. Nessuna abilità musicale è richiesta alla persona.

DOVE COMINCIA LA MUSICA

Anche il modo di entrare nello spazio ha un tempo.

Camminare, fermarsi, avvicinarsi, restare lontani, respirare, ripetere un gesto, battere una mano sul tavolo, scegliere il silenzio: ogni elemento può offrire una qualità temporale, dinamica o sonora alla quale prestare attenzione.

Fabrizio parte dalla forma concreta con cui la persona è presente in quel momento. Da lì ascolta se esiste una possibilità di risposta e quale misura può avere.

ENTRARE NELLA RELAZIONE

Ascoltare, rispondere, lasciare spazio.

Fabrizio può avvicinarsi al tempo della persona, sostenere una pulsazione, riprendere un accento, offrire una presenza sonora essenziale o restare in ascolto. Quando la relazione lo consente, una piccola variazione può introdurre un nuovo movimento.

La risposta della persona orienta ciò che viene dopo. Può accogliere, modificare, ignorare, rifiutare o interrompere una proposta. Il lavoro rimane aderente a ciò che succede realmente nell’incontro.

UN MOMENTO CLINICO

Restare accanto a un suono.

Una persona torna a lungo sullo stesso gesto sonoro. Fabrizio ne ascolta il tempo, l’intensità, le interruzioni e il modo in cui occupa lo spazio. La risposta resta essenziale.

In un incontro successivo compare una pausa. Più avanti, un accento sembra tenere conto della sua presenza. La risposta rimane misurata e lascia ancora spazio. Nel tempo può comparire una breve forma condivisa: la possibilità di riconoscersi dentro uno stesso tempo.

CHE COSA PUÒ DIVENTARE POSSIBILE

Una forma per ciò che ancora fatica a trovare parole.

Dare forma all’esperienza

Il suono può accogliere qualità dell’esperienza difficili da nominare e renderle percepibili dentro una forma che può essere ascoltata, attraversata e modificata.

Condividere tempo, spazio e attenzione

Alternarsi, attendere, sostenere una pulsazione, entrare, uscire e lasciare spazio rendono percepibile la presenza dell’altro attraverso l’esperienza musicale.

Ritrovare iniziativa e possibilità di scelta

Scegliere, proporre, sorprendere, fermarsi, guidare o lasciarsi guidare possono diventare parti della musica. Un gesto più deciso, una voce che trova spazio o una pausa scelta possono rendere più riconoscibile la propria possibilità di agire nella relazione.

QUANDO PUÒ AVERE UN POSTO

Quando la parola da sola lascia ancora qualcosa fuori.

La libera improvvisazione può trovare spazio quando emozioni, tensioni, ritiro, crisi, perdita o discontinuità chiedono una forma esperibile. Può sostenere l’esplorazione dell’intensità, della distanza, del ritmo, dei confini, dell’iniziativa e della possibilità di tornare in relazione.

Nel lavoro individuale la forma può essere minima o articolata. Nel gruppo entrano in gioco anche appartenenza, differenziazione, turni, presenza degli altri e libertà di partecipazione. La misura viene costruita nel percorso e verificata nel tempo.

NELLA PRATICA CLINICA

Dieci anni di lavoro clinico con persone autistiche.

Per circa dieci anni la libera improvvisazione è stata il nucleo del lavoro clinico di Fabrizio con persone autistiche, anche in presenza di disabilità cognitive importanti o di un linguaggio verbale molto limitato.

In questo lavoro ha osservato iniziative piccole diventare riconoscibili, ripetizioni aprirsi a variazioni, pause cominciare a tenere conto della presenza dell’altro e spazi o strumenti diventare progressivamente condivisi.

Questa esperienza ha inciso profondamente sulla sua postura clinica e sul modo di ascoltare corpo, voce, movimento, silenzio e tempo anche nei percorsi con bambini, adolescenti e adulti.

UNA COMPETENZA TRASVERSALE

L’improvvisazione attraversa il modo di ascoltare.

La musica creata in tempo reale è una forma esplicita del lavoro. La competenza improvvisativa entra anche nella vocalità, nell’ascolto, nel movimento, nell’uso della Body Tambura e, quando pertinente, nella composizione condivisa di canzoni nate in seduta.

La formazione nella Bonny Method of Guided Imagery and Music ha affinato l’ascolto del movimento musicale e la misura dell’intervento. Queste competenze dialogano nella pratica mantenendo identità, struttura e responsabilità proprie di ogni approccio.

RADICI PROFESSIONALI

Una pratica costruita nel tempo.

Le prime radici precedono la formazione musicoterapica e attraversano esperienze musicali e comunitarie vissute in Africa, dove canto, danza, tamburi, chiamata e risposta, rispecchiamenti ritmici e variazioni costruivano una musica profondamente relazionale.

La formazione professionale ha dato linguaggio, criteri e responsabilità a questa esperienza. Juliette Alvin, attraverso il lavoro di Kenneth Bruscia, è stata un riferimento importante. La formazione avanzata e circa dieci anni di supervisione musicoterapica presso Music Space Italy con Barbara Zanchi hanno consolidato il lavoro improvvisativo e clinico. Leslie Bunt è stato un riferimento fondamentale nella GIM.

RICERCA E PRATICA

La ricerca osserva processi e risultati da prospettive diverse.

Nel 2015 Geretsegger e collaboratori hanno individuato, in approcci improvvisativi rivolti a bambini autistici, alcuni principi comuni: seguire l’iniziativa, sostenere piacere e motivazione, favorire la sintonizzazione e costruire nel tempo una continuità di scambi musicali.

Nel 2011 Erkkilä e collaboratori hanno studiato 79 adulti con depressione: a tre mesi il gruppo che riceveva anche musicoterapia individuale improvvisativa mostrava miglioramenti maggiori nei sintomi depressivi e ansiosi e nel funzionamento generale; a sei mesi le differenze fra i gruppi risultavano attenuate.

Il trial internazionale TIME-A su 364 bambini autistici non ha rilevato, dopo cinque mesi, una differenza significativa nella severità del dominio socio-affettivo misurato con ADOS. La revisione Cochrane del 2022, su 26 studi e 1.165 partecipanti autistici, ha riportato evidenze di certezza moderata per miglioramento globale, qualità della vita e severità complessiva dei sintomi, con risultati meno chiari per interazione sociale e comunicazione.

Riferimenti essenziali: Alvin, 1978 · Bruscia, 1987 · Geretsegger et al., 2015 · Erkkilä et al., 2011 · Bieleninik et al., 2017 · Geretsegger et al., 2022.

DOMANDE FREQUENTI

Prima di iniziare.

Sono sufficienti le possibilità che la persona porta in quel momento. Un suono singolo, un gesto, il respiro, la voce, il movimento o il silenzio possono diventare materiale del lavoro.

La scelta può cadere su uno strumento, sulla voce, sul movimento, sull’ascolto o sul silenzio. Anche lasciare uno strumento o restare in ascolto può orientare l’incontro.

La forma viene costruita nel tempo a partire dalla persona, dal momento che sta attraversando, dal rapporto con il suono e da ciò che emerge nella relazione. Viene continuamente verificata e modulata durante il percorso.

Sì, quando è appropriato al percorso. In presenza di condizioni cliniche diagnosticate, la musicoterapia può inserirsi nel quadro complessivo della cura e, con il consenso della persona, raccordarsi con psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, medico o altri professionisti sanitari.

Sì. Il suono, il corpo, il movimento, la voce e il silenzio possono offrire una forma esperibile anche quando il linguaggio verbale è limitato, faticoso o ancora poco disponibile.

ORIENTAMENTO INIZIALE

La forma del lavoro si costruisce a partire dalla persona.

Un primo incontro permette di capire quale spazio può avere l’improvvisazione dentro il percorso e quale forma di musicoterapia risponde meglio al momento che stai attraversando.